
Ode al corsivo. Cosa succede quando perdiamo il processo.
Siamo immersi in un universo di parole, immagini e stimoli sonori inarrestabili. Vuoto e silenzio sembrano ormai essere “luoghi” di lusso.
Brand Philosopher e Copywriter
A cura di Marta Zacchigna
La pagina chiara è un attitude che serve per iniziare qualsiasi cosa, un pensiero, un gesto, uno scritto. Ma è chiara, non bianca, perchè non è la pagina ottica della risma di carta tradizionale, è la pagina antica, non perfetta ma ecologica, quella che ricorda il cotone fresco, quella che appena ci appoggi la penna provi un piacere quasi fisico e dove il tratto scorre quasi da solo.
La pagina chiara è la dimensione di chi scrive veramente, di chi ogni giorno sa che dovrà, per mestiere, dimenticare tutto per riaprire di nuovo tutte le possibilità del linguaggio. Non è la pagina bianca da fotocopia, senza passato, è chiara, struttrata, perché mostra in trasparenza una trama una storia.
La pagina chiara è tenere insime visibile ed invisibile. Non è piatta, ha una sua filigrana che le regala spessore: materiale e intellettuale. Tiene insieme un impegno artigianale e fisico, e un lavoro di riflessione, constistenza e volatilità. Permette di ritornare di reinterrogare ciò che si è prodotto.
La pagina chiara è pratica filosofica, perché ogni pensiero buono e rilevante è anche chiaro, limpido, riconoscibile e allo stesso tempo scrivibile. La verità è semplice e la semplicità è chiara e profonda come il sole, non ha bisogno di essere spiegata. Senza questa luce, senza questo chiarore non è possibile generare nuove idee, nuove visioni. Una postura chiara del corpo e del pensiero ci dice: “oggi è un’altro giorno, e ogni nuovo giorno porta con sè un nuovo inizio.”
La pagina chiara è vuoto necessario, quella sospensione, quel silenzio momentaneo, che permette di ospitare un pieno che diventa organizzato, coerente, rilvente, persino poetico. È il respiro tra una parola e l’altra, lo spazio non scritto, la pagina chiara che sostiene la dinamica del pensiero con pause, punti, virgole e sospensionie e che dà senso umano a ciò che decidiamo di scrivere.
La pagina chiara è quella da cui parto, per ogni nuovo progetto. Perché è giusto che il linguaggio di ogni brand sia trovato a partire da ragioni che sono solo sue: significa togliere tutti i preconcetti, le sovrastrutture, gli automatismi per aprirsi ad un pensiero nuovo, luminoso e profondamente distintivo. Come accade per una pagina scritta: qualcosa di inspeigabilmente chiaro arriva molto prima del contenuto.

Siamo immersi in un universo di parole, immagini e stimoli sonori inarrestabili. Vuoto e silenzio sembrano ormai essere “luoghi” di lusso.

Ci sono oceani di parole che non lasciano traccia su di noi, non sedimentano, non trasformano, e parole che, ogni volta che sono pronunciate o rilette, continuano a sprigionare significato.

C’è qualcosa di ipnotico nel modo in cui l’intelligenza artificiale produce linguaggio. Assomiglia al gesto del prestigiatore che tira fuori dal cappello un coniglio rosa. Ma chi è davvero il prestigiatore?