Brand Philosopher e Copywriter

Scrittura

Chi sa solo di marketing non sa nulla di marketing

• Un brand può fare storia solo se ne possiede una

Analizzare a fondo le radici, i valori, l’identità e la missione del brand vuol dire occuparsi della sua storia prima che del suo storytelling. Senza una chiara consapevolezza di sé non si può stare al cospetto del mondo.

• La storia dell’umanità è costellata di narrazioni (e non di bullets points)

Da sempre l’uomo è affascinato dalle storie, o meglio, da ciò che le storie fanno risuonare. Scrivere per il brand non significa proporre degli elenchi ma fare narrazione e quindi stimolare, appassionare, coinvolgere con storie uniche e autentiche.

• Ogni brand ha il suo algoritmo

Ogni brand deve seguire il suo ritmo di crescita e sviluppo. Conoscere e seguire gli algoritmi è importante a patto che non compromettano la personalità del brand e non tradiscano le aspettative dell’audience.

• L’accuratezza del linguaggio può salvare salva la vita del brand

Le parole edificano mondi. Utilizzare un lessico ricco ed esatto permette di istituire un’identità riconoscibile e un tono autorevole capace di tradurre la voce autentica del brand evitando il morbo della standardizzazione.

• Filosofia del per il brand

Conoscere la propria storia, stabilire una direzione, promuovere una linea di pensiero chiara e identificabile ma essere anche pronti a rinnovare i propri “sistemi “in relazione alle nuove piattaforme. Solo così si può abitare la complessità dell’ecosistema digitale senza disperdersi.

• Chiedere a ChatGPT senza smettere di interrogare se stessi

Presidiare l’autonomia di pensiero, tenendosi lontano dalle standardizzazioni e dai trend del momento mantenendo uno sguardo critico sul contesto e coltivando intersezioni laterali e generative.

• L’AI può cambiare le risposte, ma non può cambiare le domande…

L’intelligenza artificiale non ha la stesse qualità di quella naturale e viceversa. Queste possono convivere e potenziarsi a vicenda solo se si mantengono, ciascuna, nella sua identità. Perché se l’AI è sempre in grado di generare parole, l’umano è ancora in grado di rimanere senza, potendo dire comunque qualcosa.