COME SONO DIVENTATA COPYWRITER

LA MIA STORIA

Fare la Copywriter non era il mio sogno di bambina.

Di fatto io non volevo fare assolutamente niente nella vita se non guardare il mare, sentire il vento fra i capelli ed eventualmente darmi alla pesca.

 

Non volevo fare la copywriter! - Marta Zacchigna

 

Invece, come tutti i bambini civilizzati, sono andata a Scuola, e, come tutti i bambini civilizzati, sono stata iscritta alle più svariate attività pomeridiane: dal taglio e cucito al tennis passando per gli scout e il minibasket. Tutti questi tentativi di appassionarmi a qualcosa hanno avuto come risultato lo sguardo perplesso di cui sopra.

Appena potevo correvo al moletto sempre più convinta che non fare assolutamente niente nella vita fosse la cosa migliore. Dopo un lungo periodo di riflessione (questa è la mia tipica posa da riflessione intensa)…

 

Dalla danza al copywriting - Marta Zacchigna

 

…pensai che forse era meglio fare qualcosa che mi facesse sentire una bambina socialmente inserita, per esempio, fare danza. Peccato che la Direttrice della Scuola mi disse che ero alta e sproporzionata e che il mio piede era troppo lungo. Per una volta che mi ero impegnata (si vede anche dalla foto).

 

Marta Zacchigna scrittura o danza?

 

Un giorno a scuola mi chiesero di scrivere un tema su come ci si sentiva ad essere arrivati alle medie. Decisi di distaccarmi dal format imposto (sono molto contenta di conoscere le mie nuove maestre e chissà quanto saranno simpatici i miei nuovi compagni…) e di dire per una volta la verità e cioè che nuovi simili, nuovi maestri, nuovi orari, nuovi banchi,  sarebbe stato un’insieme di novità estremamente faticosa per un’asociale come me e che non c’era null’altro da aggiungere sull’argomento.

Le maestre prima convocarono i miei, ma poi furono affascinate dalla mia capacità di sintesi e iniziarono a volermi bene.  A quel punto non avevo ancora capito che volevo scrivere nella vita ma, detto francamente, i temi liberi erano l’unico vero motivo per cui ho continuato ad andare a scuola.

Siccome la realtà era una dimensione che non mi convinceva veramente fino in fondo, ho deciso di iniziare a ingurgitare  film di tutti i generi. Li guardavo a casa, rubandoli alla nutrita collezione di mio padre, li noleggiavo ai blockbuster, li vedevo sul grande schermo, il sabato, insieme ai mie amici. Parliamo del Paleolitico: allora non c’era Netflix e nemmeno lo streaming, per vari cui vi lascio immaginare la fatica, ma dovevo pur risollevarmi in qualche modo dalle traduzioni di greco e latino.

Nel frattempo ero approdata al Ginnasio.

Terminato il Liceo Classico i test psico-attitudinali  consigliano genericamente l’area umanistica. E grazie. Ci ero arrivata anche io dal momento che al compimento del diciottesimo anno non sapevo ancora fare le divisioni a due cifre!

Scoraggiata decido di continuare a nutrire la mia fame di storytelling storie così mi iscrivo al Dams e mi appassiona talmente tanto che decido di proseguire con gli Studi sul Cinema fino alla Laurea Specialistica aggiungendoci anche un Master in Sceneggiatura. Sognavo in quel periodo di scrivere delle divertentissime battute con quello stesso cinismo colto e disincantato alla Woody Allen. 

Comunque: al momento della tesi mentre tutti sceglievano argomenti autorevoli come il cinema espressionista tedesco o la nouvelle vague francese io scelsi di occuparmi della storia del trailer cinematografico sperando di imparare il mestiere del montatore che all’epoca mi intrigava molto: tagliare la scena nel momento perfetto, scrivere una frase perfetta, mettere una musica perfetta. Già allora amavo la sintesi. 

Sono quindi partita per Bologna e per circa tre mesi ho visto solo trailer cinematografici, uno dietro l’altro, incessantemente, fino a perdere dieci chili e quattro diottrie. Alla discussione finale, smunta ed emaciata, si accorsero che grazie al mio lavoro, l’archivio che nessuno aveva mai toccato dal 1895, era stato perfettamente riordinato e catalogato. Entusiasti della cosa mi salutarono con un 110 e lode. Per un attimo pensai che non sarebbe stato poi così male lavorare in un archivio. Ma in archivio non tira vento e non si sente il rumore del mare. 

 

Marta Zacchigna Servizi di Copywriting a Trieste Udine Veneto e Lombardia

 

L’estate della mia Laurea provai a lavorare in pizzeria perché volevo comprarmi il motorino. Tolto che non riuscivo a portare più di un piatto alla volta la cosa più grave era che non mi ricordavo le ordinazioni perché quando raggiungevo il tavolo con il mio grembiulino brandizzato mi soffermavo sempre sui dettagli e i particolari delle persone sedute al tavolo dimenticandomi quello che mi domandavano. Durai due settimane.

A quel punto confusa sul da farsi avevo solo una convinzione: andarmene in una città più grande. Scelsi Milano che però era molto costosa: dovevo trovarmi un lavoro quindi ho pensato rapidamente alla cosa che sapevo fare meglio: scrivere.

Ho scelto così di lanciarmi in un concorso per una borsa di Studio in una Scuola che si occupava di creatività. Il vincitore avrebbe partecipato gratuitamente al Master in Copywriting. Insomma partecipo, mi somministrano dei test e tre settimane dopo mi dicono che ho vinto e mi chiedono se ho intenzione di fare i bagagli e trasferirmi. In effetti non mi è mai dispiaciuto fare i bagagli. Mi trasferisco. 

In quegli anni caotici ma vitali, mi sfogo sul mio blog “Microclismi – diario a scopo depurativo”, e inizio a scrivere anche per una rivista di Cinema, Arte, Musica e Fumetto ottenendo la qualifica di Giornalista Pubblicista e mi sbilancio persino nel mondo delle competizioni di settore. Al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia nel 2009 vinco 2.000 euro e acquisto il mio primo computer portatile.

Quello stesso anno mi viene l’idea di provare a scrivere un racconto sulla folle e caotica vita meneghina così profondamente diversa dalla sonnacchiosa provincia. L’operosità milanese era straniante se confrontata con il confortevole salottino mitteleuropeo del confine orientale. Insomma, invio l’elaborato a un paio di case editrici locali e pubblico il mio primo libro nel 2009.  C’era un prezzo di copertina sui miei deliri sparsi. Impennata di autostima. 

 

Come scrivere una scheda prodotto efficace e divertente?

 

Nel frattempo inizio a confrontarmi con la frenetica realtà del lavoro creativo milanese quindi i brief, le riunioni, le presentazioni ma soprattutto i brainstorming e tante altre parole che terminano con ing: prima in una multinazionale che si chiamava Grey Group, poi in una piccola bottega creativa. In quegli anni ho veramente amato Milano: ho conosciuto grandi nomi come Annamaria Testa, lavorato gomito a gomito con Gabrio Panzeri e Sandro Baldoni e mi sono goduta la metropoli che non dorme mai (nella foto sotto ho messo dei filtri per togliere le borse). 

 

Marta Zacchigna, servizi di scrittura e consulenza copywriter

 

Mi dicevano che avevo del talento nella scrittura ma che non era possibile tenermi otto ore in agenzia. Perché? Perché pensavo meglio camminando.

Se nasci in una città con mare e montagna ad un passo è difficile pensare di non incontrare elementi naturali per chilometri.  Entro decisamente in crisi finché non prendo la decisione di aprire partita IVA per poter lavorare sui treni e mettere in atto un ritorno graduale alla costa.

La mia vita da freelance procedeva discretamente bene fino a quando nel 2018 mi sono accorta che nel frattempo ero diventata un animale sociale, che in fondo mi piaceva molto stare con gli altri, che mi mancava il clima da pausa caffè con i colleghi e che non potevo continuare a porre domande esistenziali al mio gatto mentre facevo la lavatrice o ad esporre alla mia vicina di casa il concept di un adv. Probabilmente la cosa più semplice era cercare un coworking. Però a quel punto mi sono detta. Perché non fondarlo io? Ho pensato che fosse importante scegliere le persone con cui passare l’ottanta per cento della propria giornata. Ho preso uno spazio in affitto e l’ho chiamato Dancing House sempre per via di quella cosa per cui non riuscivo a stare ferma in un posto. Così è nato il mio cantiere creativo permanente.

 

Marta Zacchigna, una copywriter che lavora nel suo spazio di coworking a Trieste

 

Poi, siccome arrivavo regolarmente in ritardo alla lezione serale di yoga il grande open space è diventato coworking di giorno, e sala per il corpo libero la sera, così alla lezione ci arrivavo comodamente in un passo e mi risparmiavo la corsa forsennata con materassino per le vie del centro. La cosa ha avuto un discreto successo devo dire anche tra i miei compagni di lavoro. D’altronde senza un po’ di pratica zen non sopravvivi: yoga, danza e meditazione potenziano intuizione, flessibilità e sguardo laterale oltre a garantire una migliore salute psicofisica e soprattutto un colorito sano quando vai alle riunioni di lavoro.

 

Marta Zacchigna, copywriter e insegnante di danza contemporanea a Trieste

Ho anche pensato di sfruttare il mio diploma di insegnante di danza contemporanea che avevo conseguito – sempre lavorando – a Milano perché ognuno nella vita deve coltivare la sua personale piccola rivincita. In realtà durante questa folle esperienza ho conseguito uno di quei famosi Master in Scuola della Vita: nel mio caso si chiamava: “Come gestire un gruppo e uscirne vivi.”

A pensarci bene, c’è un’unica cosa che non ho mai smesso di fare nella vita: pensare e scrivere. E c’è un’unica cosa che non smetterò mai di fare nella vita: pensare e scrivere.

Eppure allo stesso tempo sono sempre più convinta che per pensare e  scrivere, per coltivare queste arti meravigliose, sia necessario fare continuamente esperienze trasversali e diverse, coltivare uno sguardo ironico e un cuore versatile, viaggiare il più possibile, conoscere le cose del mondo, coltivare passioni stupide  e ogni tanto concedersi qualcosa di piacevole.

Distrarsi è un’attività tremendamente sottovalutata. Le migliori intuizioni le ho avute sui moli, camminando lungo un sentiero carsico, tuffandomi dallo scoglio di Miramare, insomma, quando avevo mollato il brief. 

Così sono diventata autrice e copywriter. Semplicemente scegliendo, giorno dopo giorno, cosa togliere: no la pesca bisogna avere troppa pazienza, no alla montatrice di trailer magari devo promuovere un film orribile, no alla cameriera voglio stare al tavolo e ordinare la mia pizza, no alla battutista se mi sveglio malinconica come faccio? e guardando cosa rimaneva. E rimaneva sempre una matita con la punta smussata. Una giornata trascorsa. Un foglio scritto. Una stanchezza indicibile ma al fondo gratificante. 

 

Marta Zacchigna Scrittura Copywriter Design & Content Management

 

Da ormai dieci anni a questa parte, oltre a scrivere ogni giorno, leggere quasi qualsiasi cosa che mi capita sotto mano, fare i bagagli ogni tre mesi per un week end all’estero, cerco ancora di andare al cinema, il più possibile, e di incontrare nuovi simili, possibilmente leggeri, gioiosi e appassionati di qualcosa come me.

 

Marta Zacchigna, servizi di scrittura per aziende

 

Insomma mi sono ritrovata a essere un’artigiana, una scultrice, una regista, una musicista, una ricercatrice che continua a credere nel potere seduttivo dell’idea, nelle possibilità laterali del pensiero, nell’ironia, un’instancabile indagatrice di quel dispositivo magico chiamato parola: scritta, parlata ma anche danzata e improvvisata lungo i sentieri della vita. Faccio ancora fatica a identificarmi in un ruolo perché per me il tempo del lavoro non è disgiunto dal tempo della vita (sì sono tra quelli che continuano a lavorare in background, quando si lavano, si distraggono, sognano), ma soprattutto cerco ancora di divertirmi a fare quello che faccio, mentre lo faccio.

Certo non fare assolutamente niente continua a essere la mia attività preferita ma subito dopo mi metto a pensare e a scrivere anche quando non vorrei farlo.  Credo ci sia bisogno di un discreto slancio  per lasciare il letto ogni mattina. E quello che mi trascina giù è sapere che c’è qualcosa di nuovo da scoprire e su cui scrivere, riscrivere, scrivere, riscrivere, scrivere, riscrivere, scrivere ancora. 

 

Insomma questa è la mia storia di come non volevo diventare una copywriter!

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Marta Zacchigna, scrivere per le aziende  

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