Elaborazione testi. Breve viaggio tra i parassiti linguistici.
Li conosci, e li detesti. Cerchi di rimuoverli dal ricordo, ma vi restano in qualche modo attaccati come il chewing gum. Li ignori, e quando credi di averli sconfitti definitivamente, ritornano. Potrebbero uscirti dalla penna così, mentre sei distratto o stai inseguendo un pensiero parallelo, oppure si insinuano silenziosi, piano piano, finché non te li ritrovi lì, precipitati direttamente sulla carta.
Vorresti dire “Ehi, perché non lavoriamo insieme?” e invece ti esce qualcosa del tipo “Credo sia opportuno che si lavori in sinergia.”
I parassiti linguistici
Sono loro: i parassiti linguistici. Sono come quei gesti inconsulti e un po’ goffi che facciamo ogni tanto, quegli automatismi psichici che ritornano contro la nostra volontà. Involontari ma potenti. A volte sono come quelle canzoncine o quei jingle che ti entrano in testa e che canticchi fino a esaurimento. E sono veramente un orrore. Non a caso ho citato un romanzo di Stephen King.
Sono dappertutto. Nell’elaborazione testi, nelle pagine dei siti web, nelle landing, nelle newsletter, nei post pubblicati sui social network. Locuzioni che vampirizzano il senso. Le riconosci perché dopo che le hai lette, ci rifletti su, e non trovi niente. Sei come disorientato.
Vediamo alcuni di questi mostri cui siamo tutti in realtà affezionati (anche senza saperlo) che dimostrano come certe locuzioni o modi di esprimersi possano trasformarsi in una sorta di vuoto semantico.
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Elaborazione testi o autoreferenzialità
Di solito i parassiti linguistici nascono dentro a un intento che caratterizza molti siti: l’autoreferenzialità che è quella tendenza a raccontare se stessi, il proprio brand, come se fosse allo stesso tempo l’unico e il migliore marchio presente sulla Terra.
Ma quale è il problema dell’autoreferenzialità?
non è una modalità di racconto interessante (quindi non aggiunge emozione)
non racconta niente di vero (perché risuona come una formuletta standard)
non aggiunge sapere (non porta valore informativo e conoscitivo)
non identifica una voce unica e inconfondibile (ci rende assimilabili agli altri)
L’originalità costa fatica
A parte questa breve divagazione, quello che voglio dire è che l’allenamento all’originalità non può essere un processo automatico. L’originalità costa fatica. Certo, può succedere che un titolo geniale esca così, in un momento di distrazione, o che seguendo una intuizione troviamo una formula espressiva nuova efficace e creativa, ma il più delle volte è nel lavoro di riprogrammazione e riscrittura che ci accorgiamo che quel sinonimo può spostare il senso, magari affinarlo, che quell’aggettivo è perfetto ma manca di musicalità, che c’è bisogno di invertire le parole per rendere il messaggio più incisivo.
Come ci si difende?
Il migliore antidoto è mettersi, mentre si scrive, contemporaneamente, anche nei panni di chi legge. Ricordiamoci che ogni scrittura, ma anche ogni lettura, richiede uno sforzo. Elaborazione testi ma anche elaborazione di lettura. Per questo, quando si scrive o si elaborano testi in ambito Copy è necessario tenere sempre sott’occhio alcune regole e chiedersi:
Sto cercando di mettere le parole al servizio di quello che veramente voglio dire o sto scivolando nei parassiti linguistici?
Sto veramente riempiendo il messaggio di contenuto?
Ogni singola parola che ho scritto ha un sua ragione d’essere?
Questo messaggio può essere sintetizzato o veicolato meglio?
Chi vuole sapere di cosa si occupa un brand, quali sono i suoi prodotti o servizi, riesce a orientarsi nel mio testo? trova una gerarchia di informazioni efficace che non gli fa perdere tempo? O si perde nelle genericità e nella irrilevanza?
Elaborazione testi: cos’è veramente importante?
Tendenzialmente un utente che arriva su una pagina web vuole capire se contiene qualcosa di utile e di nuovo per lui, e lo vuole capire velocemente ed è molto probabile che il suo occhio sia allenato a comprendere anche ad una prima lettura se nei testi che legge ci sono parassiti linguistici, frasi vuote, citazioni a caso, locuzioni riempi-spazio messe lì solo per occupare gli ingombri decisi dal web designer.
Quindi attenzione: quasi sempre quando scriviamo dobbiamo avere la responsabilità di chiederci se quello che stiamo scrivendo lo possiamo dire con meno parole, in modo più preciso, con maggior efficacia e controllare sempre se magari, senza accorgercene, è saltato fuori un parassita linguistico. Perché a volte ritornano, e non se ne vanno. Restano là a far danni, anche per lungo tempo.
Insomma ha ragione lo scrittore francese Daudet, quando, proprio a proposito di queste locuzioni statiche e sbiadite, afferma che chi scrive con efficacia sa bene che l’aggettivo deve essere l’amante del sostantivo e non la sua moglie legittima, perché fra le parole ci vogliono legami passeggeri e non matrimoni.
Applichiamo dunque l’adulterio linguistico e separiamo le coppie stanche che non hanno più niente da dire e da dare.
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